mercoledì 28 dicembre 2011

Barbatrucchi da Banchieri

Dunque le banche europee si sono precipitate al rubinetto della LTRO offerta dalla BCE oggi procurandosi quasi 500 miliardi di finanziamenti al tasso dell’1% per 3 anni.
Le italiane in prima fila sembra abbiano raccolto oltre  il 20% del totale, 110 miliardi.
Subito dopo si è aperto lo stesso interrogativo che avevo posto due giorni fa scrivendo “Un LiTRO senza impegni?“: cosa faranno le banche di questi fondi così convenienti? La domanda più frequente è se questa liquidità verrà utilizzata per sottoscrivere titoli di Stato, come sembra abbia auspicato il presidente francese Sarkozy, o se verranno immessi nei circuiti dell’intermediazione destinazione imprese.

La domanda è probabilmente sbagliata perché la sorveglianza stretta posta dall’EBA rende improbabile per le banche italiane l’utilizzo dei fondi ricevuti dalla BCE per sottoscrivere titoli di Stato italiani, ritenuti ancora rischiosi, che non ridurrebbero la richiesta posta dall’EBA di nuovo capitale.
La risposta è abbastanza complessa e richiede una spiegazione tecnica di come sono stati generati questi ‘fondi agevolati’ e come saranno utilizzati.

Prima di tutto una parte dei 500 miliardi va a rimpiazzare finanziamenti della stessa BCE in scadenza e quindi non c’è flusso di liquidità aggiuntivo, ma semmai solo un leggero vantaggio sul costo applicato.
La parte residua, che rappresenta vera iniezione di liquidità per le banche italiane funziona in un modo contorto che provo a spiegare:

A) per finanziarsi all’1% dalla BCE ogni banca deve consegnare a garanzia una certa tipologia di titoli detenuti nel portafoglio investimento;

B) a fronte della richiesta di 110 miliardi le principali banche italiane hanno scelto in parte di consegnare nuove obbligazioni per circa 40 miliardi emesse dalle stesse banche, quotate di corsa al MOT della Borsa Italiana nei giorni scorsi (per avere caratteristiche di liquidità) e, attenzione, coperte dell’ombrello di garanzia del Ministero del Tesoro appena concesso con la manovra Monti.
Gran parte dei bond quotati hanno durata di soli 6 mesi e tra sei mesi dovranno essere rimpiazzati da nuovi bond.

C) così facendo, per capirci con un esempio, Intesa emette 12 miliardi di obbligazioni a 6 mesi al 6%, non le vende a nessuno, ma le acquista lei stessa mettendole nel portafoglio investimenti (manovra resa possibile con un’altra deroga concessa dalla Banca d’Italia).
Effetto neutro sul conto economico (Intesa paga il 6% a…Intesa) ma le obbligazioni sono usate per ottenere 12 miliardi a 3 anni dalla BCE all’1%.

Alla fine di questa magia da prestigiatore lo Stato italiano ha garantito un debito bancario pressoché finto, che ha consentito alle banche di fare provvista all’1% evitando di affacciarsi sui mercati obbligazionari veri e pagare il 7-8% su quelle durate.
La provvista fatta, per capirci, non è e non sarà aggiuntiva in quanto andrà semplicemente a rimpiazzare obbligazioni in scadenza, che a loro volta finanziavano mutui casa e mutui imprese di scadenza quasi sempre più lunga.
La BCE ha così inteso evitare la crisi che sarebbe sorta da un mancato rifinanziamento o da un rifinanziamento a costi eccessivamente onerosi.

Tuttavia i 110 miliardi entrati nel magazzino delle banche italiane all’1% possono essere usati in due modi:

1) per rifinanziare prestiti alla clientela usando come parametro di costo l’1,50% (se non proprio l’1%) a cui aggiungere lo spread (rischio-cliente) concordato, abbassando così la soglia di costo di famiglie e imprese e contribuendo a fare ricrescere l’economia reale.
Fondi garantiti dallo Stato, erogati dalla Banca Centrale, quindi senza rischio per le banche.

2) per lucrare un margine tra quell’1% e il costo praticato alla clientela (famiglie e piccole imprese) che non legge il Sole o questo blog e a cui si potrà sempre dire in filiale che i tassi sono saliti per effetto della crisi e ‘dello spread’ (che in effetti non si è abbassato di nulla).
Il margine potrebbe anche essere imponente considerando i tassi praticati e richiesti in queste settimane e le nuove soglie massime stabilite dal decreto anti-usura.
Semplice calcolo: un margine del 5% sul costo BCE rappresenta un extra-profitto di 2,0 miliardi per ognuno dei 3 anni solo sui bond di nuova emissione oppure di 5,5 miliardi sull’intero flusso dalla BCE, una somma che il sistema bancario si troverebbe come regalo.

Ora non resta che indovinare cosa vorranno fare le banche dei 2 o dei 5 miliardi ricevuti in regalo.
Quanta parte sarà passata alle imprese per indurle a finanziare gli investimenti e quanta sarà trattenuta per rimpinguare utili e provare a pagare dividendi (se Draghi lo consentirà)? Possiamo provare a fare un sondaggio.
Ma non possiamo evitare di domandarci se, insieme al regalo, non si fosse potuto dare istruzioni precise alle banche su cosa fare per contribuire alla crescita, perché tra un credito a buon mercato e uno al 10% c’è ancora una bella differenza per chi sta dalla parte del debitore.

Tratto da Linker

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