lunedì 5 dicembre 2011

La Canapa Indica

di Pino Superbo Labarbuta


La parte spinosa della questione "canapa", di seguito riporto un articolo del direttore del New Scientist a proposito della canapa indica, o meglio, "marijuana"

«Quando agli ultimi giochi olimpici invernali di Nagano i funzionari del CIO hanno deciso di restituire la medaglia d'oro al campione di snowboard Ross Rebagliati, gli applausi hanno sommerso i pochi fischi.
Era uno scandalo di serie B in uno sport di serie B, ma l'episodio e' stato illuminante riguardo al rapporto turbolento che il mondo intrattiene con la sua droga illegale preferita.

Dieci anni fa Rebagliati sarebbe stato ostracizzato, indipendentemente dal fatto che la canapa indiana fosse o meno sulla lista delle sostanze proibite nel suo sport.
Quello che è cambiato oggi è che il nostro atteggiamento verso le droghe illegali sta diventando più sofisticato e discriminante.
Trent'anni di ricerca sugli effetti dannosi della canapa indiana sembrano indicare che non ci possono essere pericoli nascosti ancora da scoprire.
Sappiamo benissimo che è del tutto insensato considerare la cannabis indica come una droga che migliora le prestazioni sportive, così come è una follia pensare che questa sostanza rammollisca il cervello, o che conduca inesorabilmente al consumo di droghe pesanti.

Nonostante la propaganda anti erba che circola negli Stati Uniti, la maggior parte delle persone è felicemente consapevole del fatto che nessun grave disastro sociale ha colpito l'Olanda, dove da anni i derivati della canapa indiana vengono venduti apertamente nei coffee shop.
E' necessaria un'astuzia veramente perversa per distorcere i dati che vengono da Amsterdam in modo che siano di supporto alla continuazione del proibizionismo.

Certamente nessuna persona di buon senso potrebbe credere che la marijuana sia completamente innocua, ma d'altra parte perfino nella polizia si promuove la decriminalizzazione di questa droga.
Solo i politici sembrano ancora irrazionalmente terrorizzati dall'idea di un rilassamento nella legge: essi ritengono di poter continuare come hanno fatto finora, mettendo tutte le droghe sullo stesso piano.
Comunque, prima di decidere esattamente cosa significherà in pratica la decriminalizzazione, dobbiamo considerare accuratamente ogni aspetto della canapa indiana, dai suoi effetti a lungo termine sul cervello agli effetti sociali della riforma legale.
Se ci dovrà essere un cambiamento, fino a che punto questo dovrà giungere? Da una parte, potremmo scegliere una soluzione all'olandese, dall'altra, potremmo decidere di fare poco più che razionalizzare te sanzioni legali e permettere ai medici di prescrivere la marijuana a pazienti colpiti da gravi malattie.
E se gli spinelli dovranno essere distribuiti da Servizio sanitario nazionale, per esempio, quali informazioni dovranno essere riportate sulla confezione? Dovremo aspettare finché i ricercatori avranno trovato il modo di diluire la marijuana nell'aerosol?

L'impellente bisogno di un dibattito aperto sulla canapa indiana è appunto la ragione per cui l'OMS ha sbagliato a cedere alle pressioni politiche censurando in una recente relazione una (sia pure controversa) nota informativa in cui si confrontavano i danni causati da diverse droghe, tra cui la marijuana e l'alcol.

Da oltre un secolo, cioè dalla Indian Hemp Drugi Commission del 1894, i ricercatori indipendenti vanno educatamente ribadendo che i malanni attribuiti alla canapa indiana sono stati ingigantiti, e da altrettanto tempo i politici continuano, altrettanto educatamente, a ignorare la loro protesta.
Il cambiamento sembra ora più vicino perché le forze che spingono per una riforma della legge hanno un sostegno popolare mai ricevuto prima.

Il governo americano potrebbe già aver incassato una sconfitta su questo argomento.
Negli ultimi mesi è rimasto incastrato in un'agra e futile disputa con gli stati della California e dell'Arizona che hanno legiferato indipendentemente permettendo ai medici di prescrivere la marijuana senza conseguenze penali.
Anche negli Stati Uniti, minacciare di azioni legali gli inermi pazienti e i loro medici non fa certo guadagnare voti.

Qualcosa dovrà succedere, e con tutta probabilità la California e l'Arizona alla fine trionferanno.
Se così sarà, questo segnerà la fine della criminalizzazione della marijuana, perché‚ quando il governo americano imbocca una strada, il resto del mondo lo segue placidamente.

Tutto questo, naturalmente, non significa che la canapa indiana sia poi cosi innocua come affermano alcuni dei suoi sostenitori.

Ma non significa nemmeno che si debbano prendere per buone le opposte affermazioni del più grande finanziatore della ricerca sulla marijuana, come dimostra il servizio "Sballo sicuro".

Si possono anche perdonare i sostenitori delle opposte fazioni, se spacciano propaganda; ma da rinomate organizzazioni scientifiche mondiali, come l'Istituto nazionale degli Stati Uniti per il controllo dell'abuso di stupefacenti, è lecito attendersi un'onesta valutazione dei risultati delle ricerche finora eseguite.»


Alun Anderson

Direttore di New Scientist

E ancora..


Funzionari dell'OMS a Ginevra hanno soppresso la pubblicazione di uno studio, considerato politicamente inopportuno, in cui si confermava quello che gli ormai attempati hippy sanno da decenni: la canapa indiana (Cannabis indica) è meno pericolosa dell'alcol o del tabacco.
Secondo un documento pervenuto alla rivista inglese , lo studio concludeva non solo che la canapa indiana fumata attualmente in tutto il mondo produce meno danni alla salute pubblica di quelli provocati dall'alcol o dalle sigarette, ma addirittura che questo resterebbe vero anche se il consumo di marijuana aumentasse fino a uguagliare quello delle sostanze legali.

Lo studio avrebbe dovuto essere pubblicato in una relazione sugli effetti dannosi della canapa indiana, pubblicata nel dicembre scorso dall'OMS, ma è stato eliminato all'ultimo minuto dopo un'estenuante discussione tra funzionari dell'OMS, gli esperti del settore che avevano preparato la relazione e un gruppo di consiglieri esterni.

Lo studio sulla canapa indiana, il primo sull'argomento commissionato dall'OMS dopo quindici anni, era atteso con impazienza da medici e specialisti di tossicodipendenza.
La giustificazione ufficiale dell'esclusione del confronto tra i derivati della canapa indiana e altre sostanze legali è che "l'affidabilità e la rilevanza per la salute pubblica di tali confronti sono opinabili".
All'interno dell'OMS c'è chi afferma che il confronto era scientificamente valido e che a determinarne la cancellazione sono state le pressioni politiche.
A quanto pare, sarebbero stati i rappresentanti dell'Istituto nazionale degli Stati Uniti per il controllo dell'abuso di stupefacenti (United States national institute on drug abuse) e del Programma internazionale delle Nazioni Unite per il controllo degli stupefacenti (United Nations internationai drug control programme) a mettere in guardia l'OMS rispetto all'eventualità che il confronto potesse giovare ai gruppi sostenitori della legalizzazione della canapa indiana.

Uno dei ricercatori che ha preparato la relazione ha dichiarato: "Agli occhi di qualcuno, qualunque confronto di questo tipo è un sostegno alla legalizzazione della marijuana".
Un altro ricercatore, Billy Martine del Medicai College di Richmond, in Virginia, ha riferito che alcuni funzionari dell'OMS "sono andati fuori di testa" quando hanno visto le bozze della relazione.

La parte esclusa, nella versione che ci è pervenuta, dice che il motivo del confronto "non è di promuovere l'uso di una droga al posto di un'altra, ma piuttosto di eliminare i due pesi e le due misure con cui finora sono stati valutati gli effetti della Cannabis sulla salute".
Ciononostante, nella maggior parte dei confronti tra la canapa indiana e l'alcol, la droga illegale risulta preferibile a quella legale, o perlomeno equivalente.
La relazione conclude, per esempio, che "nelle società evolute la canapa indiana sembra ricoprire un ruolo molto secondario nello scatenare la violenza, al contrario dell'alcol".
Essa sostiene anche che mentre le prove che l'alcol causi danni al feto sono "tangibili", nel caso della Cannabis indica l'influenza sullo sviluppo fetale è "tutt'altro che dimostrata".

La canapa indiana è risultata preferibile anche in cinque dei sette confronti sui danni a lungo termine sulla salute.
Per esempio, la relazione dice che mentre entrambe le droghe possono dare dipendenza, se consumate in forte quantità, solo l'alcol procura una "ben definita sindrome da astinenza".
E mentre l'esagerazione nel bere porta alla cirrosi, a gravi lesioni del cervello e aumenta la probabilità di incidenti e suicidi, la relazione conclude che "vi sono prove, sia pur non definitive, che il consumo abituale e continuato della canapa indiana possa produrre leggeri difetti delle funzioni cognitive".
Due dei confronti fatti hanno dato risultati più ambigui.
La relazione sostiene che sia l'acohol che il fumo della canapa indiana possono produrre sintomi di psicosi in soggetti sensibili, e afferma che ci sono prove che fumare regolarmente la canapa indiana può contribuire a provocare il cancro delle prime vie aeree e digerenti.

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