sabato 3 dicembre 2011

Perchè la BundesBank SI e BankItalia NO?

Alla faccia dello Statuto della Bce e dei Trattati europei.

Sta passando in sordina ciò che è accaduto oggi nell'asta primaria di collocamento dei titoli di stato tedeschi, i famosi bund, che sono rimasti invenduti per il 35% del totale e sono stati comprati dalla Bundesbank, la banca centrale tedesca, ma in realtà si tratta di un vero e proprio scandalo.


L'intervento improprio e irregolare della Bundesbank ha consentito alla Germania di mantenere basso il rendimento dei bund decennali (1,98%), perchè ha impedito che l'asta procedesse al rialzo dell'interesse per rendere più appetibili i titoli agli investitori internazionali e alle banche private.
Nell'ultima asta dei titoli di stato italiani, i BTP decennali, il ministero del Tesoro aveva invece dovuto patteggiare al rialzo con gli investitori collocando i titoli ad un tasso di rendimento superiore al 6%, che è pressappoco lo stesso rendimento che hanno attualmente i titoli nel mercato secondario.

La Banca d'Italia, attenendosi al suo statuto e al regolamento della BCE e delle SEBC (l'insieme di tutte le banche centrali europee), non ha potuto intervenire nell'asta per calmierare la corsa al rialzo del rendimento, come invece ha fatto la Bundesbank.

L'articolo 21.1, che riporto per intero di seguito, è la famosa norma con cui la BCE nella persona del suo presidente Mario Draghi si ostina a non comprare i titoli di stato europei durante le aste di collocamento come prestatore di ultima istanza, limitandosi sporadicamente ad intervenire nel mercato secondario per impedire che i tassi di rendimento raggiungano livelli insostenibili per i bilanci degli stati.
L'articolo 21.1 dello statuto della BCE e delle banche centrali SEBC (Sistema Europeo delle Banche Centrali) recita così:
“Conformemente all'articolo 123 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, è vietata la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia da parte della BCE o da parte delle banche centrali nazionali, a istituzioni, organi o organismi dell'Unione, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di settore pubblico o ad imprese pubbliche degli Stati membri, così come l'acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della BCE o delle banche centrali nazionali”.
Questa norma è altamente penalizzante e sta causando il collasso dell'intera Unione Europea, però non si capisce perchè la Bundesbank può contravvenire liberamente a questa misura restrittiva facendo da prestatore di ultima istanza per la Germania, mentre la Banca d'Italia non può andare in sostegno al governo italiano e far risparmiare al popolo italiano miliardi di euro di pagamento di interessi passivi.

La questione non è solamente un cavillo capzioso per giuristi, ma è un problema cruciale perchè ogni punto di percentuale in più o in meno di interesse passivo rappresenta miliardi di soldi bruciati con il lavoro dei lavoratori, i tagli alla spesa pubblica, le riforme dello stato sociale, le zavorre su tutte le future generazioni.
Grazie alla forza della Bundesbank e della Germania, che può derogare alle norme alla BCE, i tedeschi pagheranno i loro debiti ad un tasso irrisorio del 1,98%, mentre a causa della debolezza della Banca d'Italia e del governo italiano, gli italiani dovranno rimborsare i loro debiti ad un tasso superiore al 6%, penalizzando l'economia e la società del bel paese per molti anni avvenire.

Questo è il motivo per cui da anni si protesta contro la posizione dominante della Germania all'interno della comunità europea e della banca centrale Bundesbank all'interno del board della BCE, che essendo una vera e propria costola della Bundesbank e avendo sede a Francoforte è soggiogata dalla pressione dei tedeschi e chiude gli occhi davanti ai loro soprusi e alla loro prepotenza.

Piero Valerio

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