giovedì 22 dicembre 2011

Possibilità e limiti delle energie "verdi"


Potrei definirmi uno scienziato, ma preferisco analista; non mi preoccupano i dati assoluti, ma solo come interagiscono le attuali componenti “economiche”.
Nessuna grande industria è precisa nei suoi dati, che vengono stimati e approssimati quando, in qualche momento, un tecnico li firma per la pubblicazione; e da quel momento iniziano a formare i “dati della nostra realtà” e in alcuni casi dettano addirittura legge.
Tanto grossolano è il mondo reale: le misurazioni esatte, quasi nessuno né le ha, né le desidera; solo gli scienziati quantificano con esattezza per conoscere le leggi naturali e per prevedere gli eventi all’interno di certi limiti.

Nonostante questo, l'universo non modifica un solo infinitesimo delle leggi naturali che ci sorreggono e ride di noi ogni volta che ci sbagliamo, o quando pretendiamo di fargli degli scherzi.

Nell'universo in cui viviamo, esistono solo quelle manifestazioni di energia che abbiamo ricondotto ai nostri scopi e interessi grazie alla tecnologia inventata per noi umani.
Negli ultimi venticinque anni, abbiamo introdotto il controllo elettronico e poi l’informatica e la disponibilità di vaste quantità di energia, che una volta controllate ci hanno fatto credere di essere dèi; abbiamo bruciato e trasformato quanta energia volevamo, senza pensare oltre i nostri capricci e la nostra vanità.
In questo momento, l'energia disponibile per ognuno di noi sta diminuendo, e assistiamo anche a come il nostro ambiente si sia fortemente deteriorato a causa delle nostre attività energetiche.
Siamo tutti contrariati, arrabbiati, perché ci spodestano dai nostri troni, ma in realtà non siamo i re di niente: siamo stati solo avventizi ed è arrivata l'ora di svegliarsi da quello che fu “il sogno di un giorno”.

Dopo questa necessaria introduzione, inizio a parlare di un altro spodestato, la nave insegna della flotta salvatrice dei nostri sogni.
Delle energie rinnovabili, quella che sembrava più promettente, l'energia eolica, con i maestosi aerogeneratori che ci avrebbero garantito la fornitura di elettricità per la comodità delle nostre case, il funzionamento delle nostre città e la capacità di produzione delle nostre fabbriche.
Il dio Eolo al nostro servizio. Un dominio del mondo così completo!

La mancanza di conoscenze specifiche che abbiamo nei rami del sapere a noi ignoti ci rende molto vulnerabili alla confusione; se poi c’è anche l'intenzione di confonderci, il cocktail è perfetto.
Ci parlano delle energie rinnovabili e delle sue eccellenze, del fatto che sono pulite, inesauribili, gratuite, ecologiche, verdi: la maggioranza di questi presupposti è corretta, ma non ci viene detto tutto; una cosa è l'energia in sé, un’altra la raccolta, la trasformazione e il trasporto.

Nel caso dell’energia eolica, la raccolta presuppone un’opera di ingegneria molto complicata, multidisciplinare e costosa, che comprende la fabbricazione del mulino, lo studio della collocazione, la pulizia forestale del luogo, la realizzazione di viali con curve ad ampio raggio, i movimenti di terra, la cementificazione, il montaggio, l’installazione, il trasporto di tutti i componenti, le installazioni di alta tensione con i tagli forestali necessari, gli affitti dei terreni, gli studi di impatto ambientale, i costi amministrativi; tutti questi lavori comportano un elevato sforzo economico, ecologico ed energetico.

Una volta che tutto è stato installato, abbiamo bisogno di un vento forte e costante, ma, per nostra disgrazia, di solito è intermittente e variabile; passa da leggere brezze non utilizzabili agli uragani devastanti, in un'intemperie estrema, con salti di temperatura fino a 50 gradi e piogge, nevicate, gelate, insolazioni, radiazioni; e questo in un'installazione continentale.
Le installazioni off-shore o marine sono un'avventura tecnologica ancora maggiore, con tutti gli inconvenienti precedenti e con quelli ulteriori della collocazione in mare aperto, dell'elemento corrosivo dell’ambiente marino e della forza delle onde, e a tutto questo si supplisce con iniezioni di energia: indovinate la provenienza?
Principalmente da petrolio, macchine diesel, cemento armato, costose fibre e materiali sintetici dal petrolchimico, metalli preziosi come le terre rare, leghe elaborate – dal gran costo energetico -, rame e acciaio.
Un gran festival di energia ma, nonostante tutto, un aerogeneratore restituisce energia elettrica per un valore dalle 50 alle 60 volte l'investimento energetico per la sua costruzione nelle installazioni sulla terraferma e la metà per quelli situati in mare, e tutto questo per una vita di 20 o 25 anni.
Ma solo se la crisi si manterrà a questi livelli; altrimenti, potranno accadere eventi imprevisti, come, ad esempio, che non si riesca a farli funzionare perché vengono rubati i cavi elettrici in rame.

Una volta messo in opera questo sistema di captazione, ci rimane da gestire l'energia che abbiamo nelle forze dell'asse dell'aerogeneratore, che vanno trasformate in energia elettrica.
Con le limitazioni che c'impone il Secondo Principio della Termodinamica, avremo una perdita di energia nel processo di trasformazione e un’altra quantità verrà dissipata in calore per la frizione e gli sforzi di torsione.

Dopo, dovremo trasportarla fino alla rete elettrica principale, sincronizzarla e condurla ai luoghi di consumo che di solito sono lontani, e questo presuppone che, dell'energia rimasta, dovremo togliere un altro 50 per cento per le perdite, così che, con un po’ di fortuna, la quarta parte dell'energia meccanica creata dal vento potrà essere resa disponibile e la gran parte delle volte ancora meno: sono davvero limitati i nostri utilizzi di alta tecnologia, ma non perché siamo rozzi o ignoranti, ma solo perché ci sono leggi fisiche che impongono queste proporzioni, senza la possibilità di negoziarle.
In più le pale eoliche quando non lavorano consumano parecchia corrente per mantenere le polarizzazioni dei campi magnetici.

Perché ho fatto questa descrizione tanto accanita delle perdite?
Per due ragioni: la prima, per mostrare l'inefficienza effettiva di questo sistema di captazione; la seconda, per giustificare che l'altro 50 per cento che rimane nel mulino non si disintegra come nei film di Star Trek, ma al contrario riesce molto bene nel suo compito di guastare tutto il resto.
Perché? Molto semplice: questa energia consuma, scalda, affatica, degrada, deteriora, rompe.
Cosa? Pignoni, cuscinetti, lubrificanti, fissaggi, strutture, materiali di assemblaggio, picchetti, trasformatori, circuiti, semiconduttori, eccetera.
Di che cosa sto parlando? Della doppia contabilità che è necessaria per mantenere l'efficienza, dovuta ai continui costi di “'manutenzione”, quella parola dimenticata nel nostro paese al momento della pianificazione e che ci ricorda in modo permanente la scadenza di ogni cosa, soprattutto di ciò che è sottoposto a grandi tensioni e sforzi, e che tanto maggiori sono gli sforzi, tanto minore è la durata; se l'ambiente è ostile, sarà ancora inferiore; e, se saliamo di scala, il suo aumento comporta un aumento di vulnerabilità.
Un gigante di vari megawatt in cima a una catena montuosa spagnola, all'inizio imponente, cederà alle forze della climatologia, più prima che poi.

Principali avarie di un aerogeneratore

Un partecipante a un forum argentino sulle questioni energetiche ha riassunto gli accadimenti della sua professione di tecnico manutentore di un parco eolico in Patagonia, e ha descritto la comparsa di avarie, soprattutto in caso di condizioni climatiche estreme, e la morte di colleghi per incidenti sulle torri a 80 metri di altezza, dovendo lavorare su scale gelate, con poca luce e forte vento.
Ha riferito che, nel parco in cui lavorava, alla fine i mulini giganti non davano benefici per gli alti costi di mantenimento e che questi venivano abbandonati per concentrarsi sugli aerogeneratori di medie e piccole dimensioni, più facili da mantenere e dal maggior rendimento.

Cosa possiamo imparare da tutto questo? Solo l'evidenza: il vento è rinnovabile, gli aerogeneratori no.
Le apparecchiature di energie da fonti rinnovabili non sono autosufficienti e la sua costruzione, installazione e mantenimento sono completamente dipendenti della disponibilità di petrolio e delle altre energie fossili.
E io andrei anche oltre: direi che hanno bisogno che le energie fossili continuino a essere molto redditizie - o detto altrimenti, che siano abbondanti e soprattutto a basso costo, proprio la nostra maggiore preoccupazione, perché questa condizione sta svanendo e questo che ci ha spinti a cercare una soluzione nelle rinnovabili.
Le cose sembrano stare così? Sì, siamo in un vortice in cui consumiamo energia fossile senza sosta e non esiste una via di uscita fornita da una soluzione unica.

Questa problematica è descritta e ben nota negli studi sulla crisi energetica, nel caso in cui le attuali fonti di energia rinnovabile vengono usate come un "Fossil Fuel Extender", un’estensione dei combustibili fossili.
Alla fine, solo gli Stati e le grandi imprese possono sviluppare queste industrie che alla fine risultano essere solo un altro “business as usual”.
Ma che dipende da una disciplina legale energeticamente disastrosa e da alcune sovvenzioni pubbliche più disastrose ancora, poiché non si è intervenuti sulla vera sostenibilità energetica, ma solo a favore di un rapido beneficio economico e per la promozione politica.

Non so in Patagonia, ma qui da noi c'è un bellissimo termine che mette in chiaro tutto il processo: ECOMAFIE.

A causa della presenza di una serie di situazioni concomitanti - come la necessità di una maggiore fornitura energetica, propria e senza emissioni, l'esistenza di abbondante capitale di investimento pubblico e privato, la mancanza di rigore nello studio del rendimento reale, un chiaro appoggio dei governi e una visione opportunistica di commercio per le grandi aziende ora convertitesi in “ecologiche” - , si capisce il perché si è prodotta la recente proliferazione di installazioni di parchi eolici in tutto il mondo.
La cosa principale, come sempre, è stato l'alto “rendimento” economico, ma non per la sua propria natura, ma per la facilità del credito, per gli onerosi sussidi e il pagamento sovvenzionato di circa 250 euro al megawatt nel caso dell'elettricità eolica in Spagna, quasi il quadruplo del prezzo del mercato all’ingrosso.
Ciò ha scatenato un'avidità investitrice che ha portato, ad esempio, le azioni di Gamesa fino 35 euro, quando ora non ne valgono la decima parte.
Se l'energia eolica, al momento, fosse realmente redditizia, sarebbe aumentato come il lievito, allo stesso modo dei prezzi del petrolio e della stessa elettricità. Senza la bolla finanziaria e gli aiuti statali, le “energie rinnovabili” hanno bassi ritorni e, quando non si è calcolata correttamente la sua remuneratività, sono diventate rapidamente un pozzo senza fondo.
Di fatto, per fare un esempio, negli Stati Uniti vengono abbandonati interi campi eolici nella cosiddetta "debacle verde".

Potremmo analizzare anche l'energia solare fotovoltaica o i biocombustibili che hanno un’EROEI ancora inferiore, ma anche in questo caso avremmo di fronte un’altra lunga e dettagliata storia di imbrogli, pallonate e deliri che, anticipo, sono più o meno gli stessi.
Per questo non sono fonti energetiche sulle quali possiamo confidare il nostro futuro.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Articolo interessante. Sono d'accordo a pieno. il problema è la disinformazione e l'andare dietro alle mode. Io mi metto in prima linea. Per quanto riguarda la produzione di energia da campi magnetici? I segreti del buon vecchio tesla mi sa che resteranno ben nascosti finchè il petrolio e le risorse fossili saranno presenti....che ne pensate?

Posta un commento