sabato 7 gennaio 2012

I «Monti Boys»

L'Italia è finita «nelle migliori mani» (Pierferdinando Casini in versione salva-Italia), quelle del «genero ideale dei tedeschi», cioè della Merkel (Mario Monti, in versione penosamente autoironica). Un genero che non fa logorroiche conferenze stampa, ma «bagni di realtà» (Pierluigi Bersani in versione bagnino romagnolo), anche se «manca qualcosa per il sociale» (a smacchiare leopardi si diventa pignoli).

Ora si comprende la novembrina disperazione dei comici. Non tanto per la dipartita del capo-comico, il premier-barzellettiere che faceva ridere per molte cose ma di certo non per le sue barzellette, quanto l'arrivo dei Monti boys, attempati signori che in attesa di un qualche riciclaggio politico devono pure inventarsi qualcosa. E con loro non c'è gara. Non sappiamo come andrà con tassisti e avvocati, ma almeno l'esercizio della professione di comico è già liberalizzato.

Ad ogni buon conto, anche l'ex capo del governo non ha voluto essere da meno: «Mie dimissioni solo per senso dello Stato», l'originale e commovente risposta al Wall Street Journal che si è permesso di scrivere quel che anche i sassi già sapevano sul ruolo della Merkel nel suo licenziamento. Un tempo, di fronte al disvelamento di un siffatto segreto di Pulcinella, avremmo avuto fuoco e fiamme. Oggi, il Buffone ha chiesto a Capezzone di chiedere una smentita al Quirinale, che ha chiesto a Berlino di approvare la smentita. E per certe cose l'Europa funziona... Tempi grami dunque per il Pdl, che deve stare al gioco, lasciando a gridare solo il Giornale: «E' stata la Culona», titolo del 31 dicembre.

Ma torniamo ai Monti boys. Se per Enrico Letta, il nipote dello zio, «nell'Europa unita non esistono ingerenze» - benissimo, provi lui a scegliere il prossimo cancelliere tedesco... - il culmine dell'esaltazione viene naturalmente raggiunto da Eugenio Scalfari. Leggiamo il suo editoriale su la Repubblica del 31 dicembre: «Questo governo è stato un'innovazione per il fatto stesso di esistere e di esser nato con queste modalità peraltro perfettamente costituzionali. Questa innovazione non è una rondine pellegrina ma un decisivo aggiornamento della democrazia parlamentare. Questo è un evento positivo con il quale la dolorosa e sofferta emergenza ci compensa».

Questo governo è un'innovazione, già ma di che tipo? Scalfari non si nasconde, e precisa che la novità consiste nelle modalità con cui è nato, che rappresentano un decisivo aggiornamento della democrazia parlamentare. Oh bella! Che si cerchi di giustificare la correttezza formale delle mosse che hanno portato al golpe bianco di novembre, si può comprendere. Che addirittura si definisca il commissariamento del Paese un decisivo aggiornamento della democrazia parlamentare, sembrerebbe davvero un po' troppo, ma evidentemente così non è per il vecchio capo di Repubblica, a dimostrazione di dove può arrivare l'antiberlusconismo di marca scalfariana.

Un antiberlusconismo che è egemone nella sinistra.
Ecco l'illuminante fraseggio di Nichi Vendola (intervista a Tgcom24 del 27 dicembre): «Il Pd ha dimostrato una grande generosità sostenendo il governo Monti nonostante i sondaggi riconoscessero la vittoria alla coalizione del patto di Vasto. In ogni caso noi non romperemo con Bersani per questo atto di generosità, perché la cosa più importante è mantenere la prospettiva. Noi non siamo il governo Monti e vogliamo chiudere la stagione del berlusconismo con una svolta a sinistra. Monti faccia la sua opera nel tempo più breve possibile e poi la parola passi alla democrazia».

Dunque, il Pd è generoso (con chi?). Noi non romperemo per questo (si può mai rompere per un atto di generosità?). Monti faccia la sua opera (se è per questo sta già facendo...) e poi la parola passi alla democrazia (cioè al voto).
Questo ciarlatano riconosce dunque nel governo Monti una sospensione della democrazia parlamentare, ma anziché annunciare una dura opposizione - ci mancherebbe! - chiede solo di fare presto. Da notare il faccia la sua opera, a sancire il via libera al massacro sociale in atto. Del resto, per Vendola, quello attuale «E' un governo costruito reclutando eccellenze» e tanto basta.

I Monti boys sono dunque di vario tipo. Ci sono i fanatici (Casini, Fini, Rutelli, Veltroni, Letta junior, Scalfari) interessati ad utilizzare l'uomo della Trilateral come testa di ponte per i loro disegni politici; ci sono i fedeli sostenitori alla Bersani, con la frasetta pronta su qualcosina da migliorare, ma sempre sull'attenti quando c'è da votare; ci sono i finti dissidenti («oppositori», anche se finti, sarebbe davvero una parola troppo grossa) alla Vendola.

Tre diverse tipologie, per tre diverse esigenze politiche, ma tutte e tre convergenti su un punto: Monti deve svolgere il suo lavoro. Che poi sia un lavoro sporco, assai simile allo strozzinaggio, questo sembra non interessare a nessuno.

Del resto questo è il Paese il cui presidente della repubblica, che appena possibile faranno santo, si è rivolto ieri sera agli italiani citando come esempio del «bene comune» le missioni militari all'estero. Niente di strano per l'uomo che ha voluto la partecipazione all'aggressione alla Libia, ma c'è ancora qualcuno che crede che tutti i mali dell'Italia fossero targati Berlusconi?


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