martedì 7 febbraio 2012

Il problema è semplice: Usura

Non mi aveva mai attratto la discussione fra austriaci e signoraggisti (ed eventuali terze parti) su chi debba detenere il controllo della famosa “stampante”, per correggere i problemi dell’attuale sistema monetario, e non avevo mai preso posizione al riguardo.
Non mi sono astenuto per cerchiobottismo, ma perchè sentivo che c’era qualcosa di profondamente errato nell’impostare la questione in quel modo.
Oggi ho finalmente capito il perchè: è il famoso meccanismo dello spostamento del problema, che avviene quando la gente finisce per scannarsi a morte su argomenti che non cambieranno comunque l’essenza delle cose.

Nella recente discussione sul debito pubblico, qualcuno ad un certo punto ha scritto:
“Se ci prestano 100 fiches per commerciare tra di noi, NON è fisicamente possibile restituirne 105 alla fine dell'anno. Ogni altro dotto discorso serve solo a imbrogliare la gente.”
Io sono rimasto colpito da questa frase, che secondo me contiene una verità essenziale, e l’ho subito messa nella “Voce del sito”.

Apriti cielo! Tutti i nostri esperti di economia (io non lo sono, purtroppo vado a braccio) si sono rivoltati con commenti di protesta che andavano da “quella frase è una falsità dimostrata” a “non diciamo scemenze perfavore”.

Io ho rilanciato dicendo che l’unico modo per ripagare quel debito era di creare 5 fiches false, e a quel punto gli esperti si sono scatenati nei conteggi più acrobatici per dimostrare che è perfettamente possibile ripagare un debito superiore al capitale complessivo, facendo circolare la moneta nel corso del tempo.

“Come” questo sia possibile non ha più importanza in questa sede.
Di fatto, nel proseguimento della discussione è emerso che le stesse persone che denunciano l’abuso compiuto dagli “stampatori di carta straccia” accettano serenamente il meccanismo del prestito con interesse.
“Si può giocare benissimo all’interno delle regole” - sostengono costoro – “guarda qua”.
Ma quando ci si ritrova a discutere di percentuali, di scadenze, di interessi, di “preferenza temporale”, di ratei dilazionati, e persino di patate portate in banca al posto dei soldi che non hai, si perde di vista il fatto che siamo all’interno di un sistema in cui il banco vince sempre in ogni caso.

E’ come a Las Vegas, dove ciascuno cerca la slot-machine che da più tempo non paga soldi, sperando di essere lui il fortunato che la svuota tutta d’un colpo.
Nel frattempo i proprietari del casinò osservano con le loro telecamere questa marea di disperati che versano ininterrottamente nelle loro casse più soldi di quanti ne portino a casa.

Nel momento stesso in cui attraversa la porta del casinò, la gente – intesa nel suo insieme - ha già perso la partita.
Ci sarà sempre il fortunato di turno, che si porta a casa la Cadillac con le maniglie d’oro, ma quella serve solo ad invogliare gli altri a continuare a giocare fino all’ultimo centesimo che hanno in tasca.

Le slot-machines del casinò sono tarate per incassare (trattenere) 105 dollari per ogni 100 dollari pagati, esattamente come un prestito di 100 dollari ne richiede indietro 105 alla scadenza del debito.
Nessuno dei due sistemi può essere battuto, se si considera la partita a lungo termine: al casinò, puoi stare a tirare quella leva finchè vuoi, ma prima o poi i tuoi soldi finiranno, e scoprirai che stanno tutti nella pancia della slot-machine.
Nel caso del denaro, l’unico modo per ripagare un debito superiore al prestito (*) è quello di accettare nuovi debiti, che ti possono essere offerti solo introducendo sul mercato nuova moneta creata dal nulla.
A loro volta, anche quei debiti avranno un interesse, per cui nascerebbero già insolvibili in partenza.

Certo – qualcuno dirà – ma il sistema monetario è molto più complesso di una fila di slot-machines: ci sono le banche centrali, le banche di affari, le banche commerciali, i titoli di stato, i titoli azionari, le assicurazioni su quei titoli, e persino le collezioni di francobolli con cui diversificare le tue strategie di investimento.
Se è solo per quello, anche al casinò c’è il tavolo della roulette, il poker, il black-jack, il domino, il ramino e il seven-eleven, e anche lì puoi diversificare le tue strategie finchè vuoi.
Ma alla fine della stagione il casino chiude sempre in attivo, per cui in passivo ci resti tu e tutti gli altri illusi come te che hanno varcato quella soglia.

Anzi, in questo caso il mercato monetario è mille volte peggio delle slot-machines, perchè finora abbiamo parlato solo dell’usura, ma c’è anche l’altro meccanismo, altrettanto perverso, chiamato “riserva frazionaria”, che permette di inventarsi moneta da prestare senza nemmeno doverla stampare, moltiplicando così per mille lo strapotere di cui già gode il simpatico usuraio.

Io ti scrivo dei numeri sul conto corrente, e tu mi riporti dei soldi che hai guadagnato col sudore della fronte.
Oppure ti tolgo tutto quello che hai.

Non è forse questo che è successo di recente in America? A furia di giocare con prime, subprime, rialzi e ribassi, titoli e controtitoli, a furia di prestare soldi che nemmeno esistono, e a furia di creare nuova moneta per ripagare quei prestiti, la ricchezza è finita tutta nella mani delle banche, mentre i cittadini sono rimasti con le pezze al culo.

Fra poco il casinò chiude, e chi s’è visto s’è visto.

La stessa cosa sta succedendo per quasi tutti i paesi del terzo mondo, che vengono costretti ad accettare prestiti sempre più pesanti pur di ripagare i debiti che hanno dovuto assumere in passato pur di sopravvivere.

E sta per succedere anche ai paesi cosiddetti “avanzati”, come quelli dell’Unione Europea.
Di recente la Grecia si è vista offrire una riduzione del 50% del debito in scadenza, ed un nuovo prestito per pagare il rimanente 50%, a condizione che accettasse non solo il 4% di interesse sul nuovo prestito, ma anche che le prime entrate del paese andassero immediatamente a saldare questi interessi, prima di venire usate per qualunque altra cosa.

In altre parole, prima ancora di finanziare una scuola o riparare un vecchio ospedale i greci dovevano andare a lavorare per pagare gli interessi alle banche prestatrici.
Anche qui, le banche “scrivono dei numeri” sul conto corrente della Grecia, mentre i cittadini devono andare a sudare fisicamente per riazzerare al più presto quei numeri.
Nel frattempo sono magari costretti a saltare un pasto su tre.

Se questa non è schiavitù globale, ottenuta con l’uso sistematico dell’usura, ditemi voi come dobbiamo chiamarla.

Ciò che stupisce di più, di fronte ad un meccanismo così palesemente perverso, è che alcune fra le persone più preparate in materia cerchino di difenderlo nello specifico, mentre evitano di vederlo nel contesto più ampio: “Ma davvero dobbiamo stare ancora a discutere del fatto che chiedere un interesse su un prestito sia legittimo? Fammi capire, se io ti presto 100 monete d’oro a 30 anni dovrei farlo a zero interessi? Dovrei darti 100 monete, non chiederti nulla per decenni e poi, a scadenza, volere solo il capitale iniziale di 100 monete? Altrimenti sono un ladro e farabutto e tu non sei in grado di restituirle?”.

Chi scrive queste cose non solo esaspera i termini, per far apparire la proposizione impossibile, ma salta disinvoltamente dalla FIAT money al prestito in oro, dimenticando che la prima è stampabile all’infinito, mentre il secondo – a meno di estrarne dell’altro – rimane sempre quello che è.
La stessa scuola economica che lui sostiene infatti non prevede la creazione di nuova moneta.

In ogni caso, è evidente che di fronte a ragionamenti del genere la schiavitù creata dall’usura è destinata a perdurare, mentre la comparsa all’orizzonte di soluzioni radicalmente diverse non può che allontanarsi nel tempo.

Tutto ciò nonostante le conseguenze negative, a livello globale, di questo sistema monetario siano ormai sotto gli occhi di tutti.

* Perfavore, non ricominciamo a dire che un debito maggiore del capitale è ripagabile “facendo girare i soldi nel tempo”, oppure con la pizza o le patate del contadino.
Non sto parlando del singolo prestito, ma del meccanismo del prestito in assoluto, che va dal primo giorno in cui viene creata una certa moneta (valuta) fino a quando quella valuta rimane in circolazione.

E’ in questo senso che avevo inteso la famosa frase “Se ci prestano 100 fiches per commerciare tra di noi, NON è fisicamente possibile restituirne 105 alla fine dell'anno”, e non certo parlando del prestito del salumiere.

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