10. E' vero che se lo stato congela il debito, i clienti delle banche non avranno più indietro i loro depositi?

Da un punto di vista strettamente finanziario la risposta è no.
Ma la capacità delle banche di rifondere i propri clienti è fortemente influenzata dalla fiducia di cui godono. 

In condizioni di normalità le banche soddisfano tranquillamente le richieste di rimborso, non perché abbiano in cassa l'equivalente di tutti i depositi, ma perché i clienti che chiedono di avere indietro i loro soldi sono relativamente pochi.
Detta molto schematicamente, il mestiere delle banche è guadagnare sull'impiego di soldi ottenuti da terzi, creando una differenza fra i tassi di interessi pagati e quelli incassati.
Pertanto hanno la convenienza a impiegare tutto ciò raccolgono, lasciando nel cassetto il meno possibile.
In condizioni normali questa situazione non preoccupa perché è dimostrato che il numero di persone che si presentano per ritirare i propri risparmi sono pochi e in ogni caso lo fanno solo per ragioni economiche.
Tutti gli altri, che non si trovano in stato di bisogno, dormono sonni tranquilli perché sentono i propri soldi al sicuro.

Ma questo equilibrio può rompersi se per una ragione qualsiasi la gente perde fiducia sull'affidabilità delle banche.
In quel caso tutti si precipitano a ritirare i propri depositi ed è la volta buona che non li ottengono perché di soldi in cassa non ce ne sono.

In caso di congelamento del debito, può scatenarsi una sfiducia collettiva che spinge a dare l'assalto alle banche, ma molto dipende da come lo stato gestisce la situazione.
Va comunque tenuto presente che il rischio fallimento delle banche è reale e non tanto per le quote di debito pubblico che detengono, ma per il rischio di perdere somme colossali che hanno investito in spregiudicate operazioni di speculazione finanziaria.
Non a caso i governi occidentali hanno già sborsato 13000 miliardi di dollari per salvare le banche e altri ne stanno cercando.
Tutto questo per dire che oggi non c'è più nessuna certezza e che i primi ad avere l'interesse a rimettere le cose a pulito sono proprio i piccoli risparmiatori.

Una proposta in tal senso è quella di nazionalizzare le banche per la parte che coinvolge i risparmiatori e le imprese, lasciando che tutto il resto sia abbandonato al proprio destino, esattamente come hanno fatto in Islanda.


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