12. Quali strategie si possono perseguire per ridurre il debito pubblico senza danno sociale?

Prima di tutto bisogna abbatterne la dimensione, individuando, tramite apposita Commissione d'inchiesta, la parte da ripudiare perché illegale, illegittima e odiosa.
Ma se l'ammontare da ripagare persiste eccessivo, si impone la necessità di ristrutturarlo tramite un ridimensionamento d'imperio o negoziazioni con i creditori in modo da ridurre il peso degli interessi e del capitale da restituire.

In ogni caso serve un piano di restituzione che definisca tempi e modalità di finanziamento.
Il che significa agire sia sul piano delle entrate che delle uscite.
Sul piano delle entrate, prima di tutto bisogna ripristinare una seria politica fiscale di tipo progressivo come prescrive la Costituzione.

Ossia applicare aliquote crescenti al crescere degli scaglioni di reddito.
Contemporaneamente bisogna reintrodurre una seria patrimoniale che colpisca la ricchezza accumulata oltre misura, sotto forma di beni mobili e immobili, depositi e titoli.
Oggi perfino la Confindustria sostiene una simile proposta, evidentemente per paura che l'eccesso di disuguaglianza o di sacrifici sociali possa scatenare una pericolosa sollevazione popolare.
Di sicuro il risultato sarebbe garantito: Pellegrino Capaldo, storico banchiere ed esperto di finanza pubblica, ha calcolato che un'imposta sugli immobili, fra il 5 e il 20 per cento del loro valore, potrebbe garantire un introito sufficiente a poter dimezzare il debito pubblico.

Il discorso sulle entrate potrebbe continuare con misure contro l'evasione fiscale e l'economia in nero che procura un mancato incasso di oltre 120 miliardi di euro l'anno.
Nel contempo si dovrebbe lavorare anche sul piano delle uscite.
Bisognerebbe eliminare ogni forma di spreco e di privilegio a vantaggio di politici, alti funzionari e dirigenti di imprese pubbliche.
Bisognerebbe ridurre le spese militari ritirandoci da ogni missione neocoloniale e cancellando qualsiasi sistema d'arma a scopo offensivo.
Si dovrebbero abbandonare tutte le opere faraoniche utilizzando gli stessi soldi per il risanamento dei territori, il potenziamento delle infrastrutture e delle economie locali, la riconversione della produzione in un'ottica di sostenibilità, il miglioramento dei servizi sociali col coinvolgimento delle comunità.


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